📜 La Leggenda di San Martino (e il significato della lanternata)
C'era una volta, in un paese lontano lontano, un cavaliere con un'armatura brillante che cavalcava in una notte gelida di inizio Novembre. Si chiamava Martino e se ne andava lungo il sentiero che lo avrebbe condotto a casa dopo una lunga missione al servizio del Re.
Faceva freddo, quel giorno: era l'11 novembre. Il vento scuoteva gli alberi e le foglie che, come in una danza silenziosa, cadevano piano ai piedi del destriero. Martino si godeva il suo cavallo procedendo al passo, fiero e bellissimo sotto il cielo della città.
Ad un tratto, quasi sotto le mura della città, vide un poveretto vestito di stracci. Questi se ne stava in un cantuccio, rannicchiato per ripararsi dal freddo, e chiedeva l'elemosina, ma nessuno si fermava a degnarlo di uno sguardo. Martino lo vide tremare e vide l'indifferenza delle persone che, piene di pacchetti e prese dalle loro chiacchiere, non degnavano il mendicante nemmeno di uno sguardo e così, mosso dalla compassione, decise di agire.
Martino, di animo nobile e generoso, pensò fra sé: «Poveretto, sicuramente ha molto freddo». Senza pensarci due volte, si tolse il pesante mantello foderato di lana che indossava e, con un deciso colpo di spada, lo divise in due. Metà la tenne per sé, l'altra la mise intorno alle spalle del pover'uomo che, colmo di gratitudine, gli sorrise.
Martino proseguì per la sua strada, vestito a metà, infreddolito ma felice di aver aiutato chi aveva bisogno. La pioggia iniziò a scendere ancora più forte e una fitta nebbia lo avvolse completamente. Martino aveva freddo e si stava bagnando tutto quando, fatti ancora pochi passi, ecco che smise di piovere. Il vento si placò, le nubi si diradarono fino a mostrare un cielo sereno e l'aria si fece mite. Il Sole, commosso per il gesto generoso del cavaliere, aveva deciso di splendere più sereno, quasi come in Estate, così da riscaldare la Terra e soprattutto quel giovane dal cuore buono.
E sai cosa accadde qualche tempo dopo?
Narra la leggenda che Martino fosse un uomo così buono, gentile e devoto nell'aiutare i più poveri che tutti lo volevano come vescovo della città di Tours, in Francia. Ma Martino, che era molto umile, non voleva assolutamente accettare questa carica e cercò di nascondersi. Furono proprio le oche di una fattoria in cui si era rifugiato che, con il loro starnazzare di gioia alla vista di quell'uomo sempre gentile con loro, lo fecero scoprire facendo fallire il suo tentativo di fuga.
🏮 Perché l'11 Novembre facciamo la passeggiata delle lanterne?
La festa di San Martino si colloca a circa quaranta giorni prima di Natale, in un momento in cui la natura si addormenta, le giornate si accorciano e il freddo comincia a farsi sentire.
Proprio come San Martino ha scaldato il pover'uomo con il suo mantello, anche noi, camminando al buio con le nostre lanterne fatte a mano, impariamo un significato molto profondo. La luce che accendiamo dentro la lanterna rappresenta la luce che è dentro di noi. Quando fuori fa freddo e le giornate diventano scure, la lanterna ci ricorda che possiamo custodire e proteggere la nostra luce interiore contro le intemperie del mondo e mostrare compassione e gentilezza accendendo un faro di gioia nel buio della notte.
È per questo che si cammina in silenzio o cantando dolci canti, godendosi la caldissima luce della candela: per portare calore, coraggio e gentilezza là fuori, proprio come fece il buon cavaliere Martino.
Le canzoni sono tratte dal volume Autunno del Girotondo delle Stagioni.
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